68) Kautsky. Dal socialismo utopistico a quello scientifico.
In questa lettura Kautsky osserva che la concezione utopistica
presentava il socialismo come un sogno da realizzare, mentre
quella scientifica presenta il socialismo come il risultato
inevitabile di un processo storico.
K. Kautsky, Il programma di Erfurt (pagine 62-64).

 In questa prospettiva lo sviluppo della societ  una conseguenza
dello sviluppo della ragione, dello sviluppo delle idee. Quanto
pi saggi sono gli uomini, tanto pi abili saranno nell'inventare
la forma sociale corrispondente alla natura umana, tanto pi
giusta e migliore sar la societ.
Questa era la concezione dei pensatori borghesi, liberali. Essa
domina ancora oggi fin dove giunge la loro influenza. Sotto
l'influsso di questa concezione si trovarono naturalmente anche i
primi socialisti moderni all'inizio dello scorso secolo. Come i
liberali anch'essi credevano che le istituzioni della societ e
dello Stato borghese fossero scaturite dalle sole idee dei
pensatori del secolo precedente, degli economisti e degli
illuministi. Ma essi videro che la nuova societ borghese non era
assolutamente cos perfetta come avevano sperato i filosofi del
diciottesimo secolo. Questa dunque non era ancora la societ vera;
in qualche modo quei pensatori dovevano aver fatto uno sbaglio; si
trattava di scoprirlo e d'inventare una nuova forma di societ che
corrispondesse meglio di quella esistente alla natura umana. Si
trattava anche di estendere pi accuratamente il piano del nuovo
edificio sociale di quanto avessero fatto i Quesnay e Adam Smith,
i Montesquieu, e Rousseau, affinch influssi inaspettati non
mettessero nuovamente un bastone fra le ruote. Ci sembrava tanto
pi necessario in quanto i socialisti all'inizio dello scorso
secolo non avevano dinanzi a s, come gli illuministi nel corso
del secolo precedente, una forma di societ il cui tramonto era
alle porte, n una classe potente che avesse un interesse alla sua
eliminazione. Essi non potevano presentare la nuova societ cui
aspiravano come qualcosa di inevitabile ma solo come qualcosa di
desiderabile. Per questo il loro ideale di societ doveva essere
presentato in modo assai chiaro e concretamente raggiungibile agli
uomini affinch a questi venisse realmente l'acquolina in bocca e
nessuno dubitasse della possibilit e dei vantaggi di un simile
mutamento.
I nostri avversari nella loro concezione della societ non hanno
superato le posizioni raggiunte dalla scienza agli inizi del
diciannovesimo secolo; l'unico tipo di socialismo che essi possono
comprendere  quindi solo quello, ora delineato, dei socialisti
utopisti, che partivano dalle loro stesse basi. I nostri avversari
considerano la societ socialista come un'impresa capitalistica,
come una societ per azioni che deve essere fondata e si
rifiutano di sottoscrivere finch i fondatori della
socialdemocrazia sulla base dei fatti palesi non mostrino in
prospetto l'attuabilit e la remunerabilit della nuova impresa.
Questa concezione poteva forse avere una sua giustificazione
all'inizio del diciannovesimo secolo. Oggi la societ socialista
non ha pi bisogno del credito di questi signori per essere
realizzata.
La societ capitalistica ha chiuso bottega; la sua dissoluzione 
ormai solo questione di tempo; l'inarrestabile sviluppo economico
porta alla bancarotta del modo di produzione capitalistico con
necessit di legge naturale. La creazione di una nuova forma di
societ al posto di quella attuale non  pi solo qualcosa di
desiderabile ma  diventata inevitabile.
E sempre pi numerose e pi potenti diventano le schiere dei
lavoratori nullatenenti, per i quali il modo di produzione odierno
 diventato insopportabile, che non hanno nulla da perdere dal suo
crollo ma tutto da guadagnare, che devono introdurre una nuova
forma di societ corrispondente ai loro interessi se non vogliono
soccombere del tutto - e con loro per anche l'intera societ di
cui formano la componente pi importante.
Tutto ci non  fantasia: tutto ci  stato dimostrato dai
pensatori della socialdemocrazia sulla base dei fatti palesi del
modo di produzione odierno. Questi fatti parlano un linguaggio pi
convincente e pi incisivo di qualsiasi rappresentazione
genialmente e accuratamente elaborata di uno Stato del futuro.
Simili rappresentazioni possono nel migliore dei casi dimostrare
che la societ socialista non  impossibile; ma non possono mai
esaurire la vita sociale nella sua totalit e devono sempre
lasciare delle lacune nelle quali possono penetrare i nostri
avversari. Se invece si dimostra che qualcosa  inevitabile, si
dimostra anche che non solo  possibile ma che  l'unica cosa
possibile. Se la societ socialista fosse impossibile verrebbe con
ci anche escluso del tutto ogni ulteriore sviluppo economico. La
societ odierna dovrebbe marciare come quasi duemila anni fa
l'impero romano, per ricadere alla fine nella barbarie.
K. Kautsky, Il programma di Erfurt, La nuova sinistra-Samon e
Savelli, Roma, 1971, pagine 122-123.
